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NoiseQueen
Don't worry , be hippie.
"To write love on her arms"
Ecco la storia: (Sembra lunga, ma scorre bene. Ne vale la pena. Davvero!)

"Vorrei piuttosto scrivere una canzone su di lei, perchè le canzoni non si prefiggono di risolvere una situazione, e perché le canzoni significano molto per lei. Ci si aspetta che una storia abbia un finale; però le canzoni sono talmente audaci che si trova sempre il coraggio di cantarle anche quando tutti sanno che è buio.

Renee ha 19 anni. Quando l’ho conosciuta era ancora imbottita di cocaina. Non dormiva da 36 ore e sarebbe rimasta sveglia per altre 24. Trovai tutto un miscuglio di coca, erba, pillole e alcol. Ha deciso di incontrarci, di ascoltarci e di lasciarci pregare per lei. Abbiamo chiesto a Renee di venire con noi, di lasciarsi alle spalle questa nottataccia. Disse che domani sarebbe andata a fare riabilitazione, dato che non si sentiva ancora pronta. È molto importante affrontare un cambiamento. Abbiamo pregato e l’abbiamo salutata, è stato difficile partire senza di lei.

Lei ha conosciuto un dolore troppo grande; perseguitata dai sogni come una bambina, il sentirsi da sempre affianco la costante presenza del male. Ha provato sulla sua pelle la terribile sensazione di contatto con orrendi uomini nudi, ha combattuto la depressione, l’essere seviziata, e un tentativo di suicidio. Le sue braccia ricordano ancora le lame dei rasoi, 50 cicatrici che testimoniano delle ferite auto inflitte. Io l’ho conosciuta sei ore dopo, si sentiva in trappola, tra due gruppi di “amici” che le avanzavano due proposte. Tutti dormono. Il sole sta spuntando. Lei prende una bottiglia di liquore e si mette a bere, prende una lama di un rasoio dal tavolo e si chiude in bagno. Si taglia, usando la lama per scriversi “SPUTTANATA” lungo l’avambraccio sinistro.

L’infermiera al centro cure scopre la ferita parecchie ore dopo. Il centro non accetta tossici, e la definisce come un grande rischio per l’ospedale. Cosi la respingono. Per i prossimi cinque giorni lei è nelle nostre mani, e da noi sarà amata. Diventammo il suo ospedale e la possibilità di guarigione riempì di vita il nostro soggiorno. Noi siamo in pochi, ma saremo la sua chiesa, il corpo di Cristo risorto per incontrarla, per scrivere amore sulle sue braccia.

Lei è una contraddizione vivente, più viva e più vicina alla morte di qualsiasi altra persona io abbia mai conosciuto, come fosse una canzone di Johnny Cash o una diva del teatro. Lei possiede un atteggiamento e uno stato d’animo che vanno oltre a quelli di una comune ragazza diciannovenne, e quando mi ha raccontato la sua storia divenne più umile e tranquilla, segnata dal dolore di innumerevoli esperienze di vita. La sua vita è stata cosi oscura e cupa per molto tempo, eppure c’è qualche flebile traccia di speranza nelle sue parole. La sera che seguì la guardai dicendole che non avevo mai visto una ragazza cosi bella e carina. Credo sia Dio a ricordarglielo.

Non ho mai intrapreso un’esperienza del genere, ma decisi che se stavamo per andare incontro a una riabilitazione di cinque giorni, doveva essere la migliore del paese. Sarà in stile rock n roll. Iniziammo dal principio: moltissimo divertimento, qualche Starbuck e a seguire qualche sigaretta.

Giovedi sera era in prima fila a guardare la Band Marino, ad Orlando. Sono un gruppo indie-folk che suona travestito come al circo. Si è molto divertita a vederli ed è stata felice per tutto lo spettacolo.

Sedeva in uno dei posti migliori quando la portammo a vedere i Magic battere i Sonics la sera dopo, urlando come una pazza ad ogni schiacciata di Dwight Howard. Mentre tornavamo a casa ci fermammo a prendere del caffè e a comprare qualche libro.

Sabato fece tappa nella nostra città il Taste of Chaos tour, e non ero ancora sicuro se ci facessero entrare, ma le porte dovevano aprirsi! e poco dopo aver parcheggiato salimmo sul palco per i Thrice, uno dei suoi gruppi preferiti. Se ne stava a pochi metri dal batterista, ed era talmente felice che non smetteva mai di sorridere. Era un momento magico e splendente accompagnato dalla musica, con le luci e la pioggia che si infrangevano sul palco. Si provava un’intensa sensazione di benessere, di guarigione. È di sicuro quella che definiamo speranza.

Domenica sera in chiesa, e dopo aver pregato per Renee, questa fu l’ultima sera prima dell’inizio della riabilitazione. Alcuni sono stranieri ma molti sono amici questa sera. Chi pregava divenne audace, tutti incoraggianti. Stiamo parlando con Dio e soprattutto a lei, dicendole che è amata, che non deve sentirsi sola nell’affrontare la terapia. Ryan sedette in un angolo e strimpellò con una chitarra acustica una canzone ispirata da Renee.

Dopo la chiesa, casa nostra si riempì di amici che rimasero con noi fino a poco prima di dirsi addio. Ognuno le lasciò un regalo, qualche frase o un semplice abbraccio di incoraggiamento. Mi prese da parte e mi disse che voleva darmi qualcosa. Io sorrisi sorpreso, immaginando che cosa potesse essere. Attraversammo il soggiorno affollato, e andammo nel garage, dove c’erano alcuni suoi oggetti.

Mi mise in mano la sua lama di rasoio, raccontandomi che era quella che aveva usato per tagliarsi il braccio e l’ultima striscia di cocaina cinque notti fa. L’ha avuta da sempre quella lama. Comprese che quella notte sarebbe stata la più difficile per lei, e decise che non avrebbe dovuto più averla con sè. Tenevo in mano la lama molto delicatamente, ringraziandola, sapendo che questo momento, questo regalo, sarebbero rimasti con me per sempre. Mi preme sapere se è questo il grande sentimento che Cristo ha conosciuto quando ci consegnammo a lui coi cuori in frantumi, quando alla morte scegliemmo la vita.

Appena arrivammo al centro cure lei concluse dicendo: “le stelle sono sempre là, ma ci mancano quando sono tra le nuvole. Ci mancano quando sono nascoste dalla tempesta. Dite loro di ricordarsi la speranza. Noi abbiamo speranza.”

Ho visto la vita ritornare in lei, ed è stato un privilegio. Quando iniziò la nostra avventura con lei, qualcuno suggerì di organizzare il tempo da trascorrere con lei in turni, ma quello è il linguaggio del business. L’amore è qualcosa di meglio. Sono stato messo alla prova e sono cambiato, ricordandomi che l’amore è quella semplice risposta a molte delle nostre difficili domande. Don Miller disse che noi siamo chiamati a tenere premute le nostre mani contro le ferite di un mondo distrutto, per fermare il suo dissanguamento. Concordo pienamente.

Chiediamo spesso a Dio di mostrarsi a noi. Noi preghiamo per la salvezza. Forse Dio chiederebbe a noi di essere quella salvezza, di essere il suo corpo, di agire per delle cose che contano veramente. Lui non è invisibile nel momento in cui noi veniamo al mondo. Credo nel lavoro che Dio opera tramite l’amore, che parla di amore e nell’amore, che si rivela nel nostro amore. Io ho visto tutto questo nella settimana trascorsa con Renee e onestamente è stato semplice: prendi una ragazza la cui vita è stata distrutta, trattala come una famosa principessa, offrile il miglior posto a sedere che hai. Comprale del caffè e delle sigarette per tirarsi su, dei libri e della roba per il bagno che le servirà nei giorni a venire. Dille qualcosa di vero, quando tutto quello lei conosce sono bugie. Dille che Dio la ama. Parlale del perdono, della possibilità di libertà, dille che lei è fatta per ballare indossando uno stupendo vestito bianco. Tutte queste cose sono vere.

Ciò che ci viene chiesto è solo di amare, di offrire speranza ai molti che ne sono senza. Non dobbiamo scegliere come andrà a finire, ma solo di comportarci come dei salvatori. Non verremo a capo di tutti i misteri e il nostro cuore si spezzerebbe in una vita cosi vulnerabile, ma questo è il modo migliore. Siamo chiamati ad essere delle persone che amano in modo tenace e senza limiti anche nei posti più sperduti e devastati, dando il massimo di noi stessi ancora e ancora, finchè non saremo chiamati a casa.
Ho imparato molto in una settimana con questa ragazza coraggiosa. Lei è viva ora, nella pazienza e nella sicurezza della riabilitazione, segnata dai tratti della pazzia ma consapevole della scelta che Dio fa cose nuove, che è Sua intenzione riporre la speranza e la guarigione nelle stelle. Lei vi chiederebbe di ricordarvelo.".

To Write Love On Her Arms , conosciuta anche come TWLOHA, è un organizzazione no-profit americana con lo scopo di offrire speranza e aiuto ai giovani impegnati nella lotta a problemi quali depressione, dipendenza da droga, autolesionismo e suicidio. Situata in centro della California, TWLOHA cerca di avvicinare i giovani ai centri di cura, siti web, libri, gruppi di supporto, e altre risorse. TWLOHA incoraggia inoltre i giovani che trattano questi argomenti con onestà, sul vivere in comunità e sul cercare aiuto per queste situazioni risolvibili.

Fonte: http://paramorefans.altervista.org/home/twloha/